L'Uomo

1811
A Vigevano nasce Carlo Erba da Antonio Francesco e da Caterina Braschi

1834
Il 13 Settembre Carlo Erba si diploma in Farmacia presso l’Università di Pavia e inizia la professione di farmacista.

1837
Nel 1837 Carlo Erba, presa la direzione della sua prima farmacia (in Brera a Milano), indica tra i motivi di debolezza dell'attività farmaceutica in Italia:

  • la mancanza di moderni laboratori di ricerca;
  • lo scarso collegamento con i progressi nei settori scientifici all’estero;
  • il ritardo nella commercializzazione dei nuovi preparati chimico farmaceutici.

1838-1849
Tra i preparati che decretano il successo dell’inizio carriera di Carlo Erba figurano:
la magnesia calcinata pesante, le capsule gelatinose, fino ad arrivare all’estratto di Tamarindo.

1849 -1851
Tra il 1849 e il 1851 Carlo Erba affianca alla farmacia un piccolo laboratorio installando un generatore di vapore da 5 Hp, una motrice, due grandi spostamenti a doppio fondo unitamente ad altre tipologie di strumenti.
Inizia la produzione in serie.

1872
Uomo lungimirante e per le sue intuizioni persona che potrebbe essere considerata un professionista dei nostri tempi, chiamato nel 1872 a parlare della situazione
industriale in Italia evidenzia:

1878
Carlo Erba acquista, a Milano, la farmacia in Piazza Duomo che ancora oggi porta il suo nome.

1886
Conscio dell’importanza di avere personale qualificato nel 1886 dona all’Istituto Tecnico Superiore (Politecnico) la somma di 400.000 lire per la creazione di una
scuola di Elettrotecnica titolata a suo nome.
La prima di numerose donazioni che hanno l’obiettivo di sostenere la ricerca e la
preparazione di professionisti qualificati.

1888
Il 6 aprile del 1888 Carlo Erba muore lasciando in eredità l’azienda a Luigi, il fratello, che, seguendo il suo insegnamento, porterà l’eccellenza dell’industria Carlo Erba in tutto il mondo.

  • le difficoltà create al settore industriale dalla politica doganale adottata dal governo;
  • l'esigenza di disporre di personale preparato per sostenere lo sviluppo di un'industria autenticamente nazionale;
  • la necessità di ridurre la dipendenza dai prodotti esteri, sforzandosi di produrre all'interno quanto ancora si importava dagli altri paesi;
  • la sua convinzione che la classe politica italiana sia culturalmente impreparata a gestire i problemi posti dallo sviluppo industriale e manchi dell'autorevolezza e del prestigio necessari a trattare a vantaggio dell'Italia con i governanti di altri paesi.
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